Mi chiedi perchè non scrivo più.
Forse perchè ho iniziato a novembre del 2004, e siamo a maggio del 2009.
Cinque anni, di tutto questo, sono decisamente troppi.
Forse perchè ho iniziato con l'università, e l'università sta finendo.
Forse perchè fa male e basta.
Forse perchè fingo di non pensare alla fine di questi cinque anni, io, studentessa a vita.
E' uno status, è quello che sono da sempre.
Studio-fumo-bevo caffè-chiacchero-non ascolto-prendo appunti-mi faccio il culo agli esami-mi faccio il culo anche per gli altri senza voler nulla in cambio-faccio l'asociale quando vorrei uccidere tutti-mi confido-piango nei bagni-non mi alzo mai per andare in bagno-non sto mai ferma sulla sedia.
Avevo sei anni e una cartella di pelle, con gli orsacchiotti. Ci ho fatto esplodere la penna dopo due giorni. Avevo sempre le mani sporche di inchiostro, di pennarelli, di bianchetto.
Bucavo le gomme con la punta del compasso. Scrivevo sulle gomme, ricalcavo i titoli dei libri. Mangiavo le penne biodegradabili perchè mi avevano messo in testa che fossero fatte di grano. Per due anni ho dato la colpa al riflesso sulla lavagna per non ammettere di non vedere una mazza. Inventavo un sacco di balle alle elementari perchè avevo troppa fantasia. Scrivevo storie invece che scrivere le formule di matematica.
Le mie insegnanti dicevano a mia madre che all'università avrei fatto lettere.
Alla fine delle elementari il titolo del tema era: "Scegli una parola che significa molto per te e descrivi quello che ti comunica". Ho scelto "Fantasia". Ma solo perchè "Infinito" era già stato preso. Ho passato l'inferno alle medie ma ho sempre saputo che prima o poi sarebbe passata. Che non sarei sempre rimasta così, troppo secca e troppo insicura. Che io, Miele, e la Nicky, Zucchero, avremmo trovato i nostri principi azzurri, e saremmo andati a vivere tutti quanti in una villa bifamiliare sul mare, con bambini e cani e gatti.
Mi sono innamorata del latino. Dell’Orlando Furioso, dell’Iliade, delle armi e degli amori e delle ire funeste. Mi innamoravo dei libri perché ero troppo innamorata di chiunque, sempre e comunque. Sono stata catapultata in un liceo sconosciuto in cui mi sentivo fuori luogo e me ne sono andata. E sono stata catapultata in un posto che avrei amato e odiato per cinque anni, e che quel giorno di febbraio mi sembrava solo un edificio bianco, enorme, insidioso. Ho preso il mio primo e unico 2/3 nei verbi greci, perché nessuno me li aveva insegnati prima. Alla fine del semestre avevo
Ho scoperto di non voler fare lettere, ma di voler fare medicina, giurisprudenza, lingue straniere, psicologia. Ho perso la fede in Dio in un giorno che ho perfino rimosso ma ho continuato a fare religione perché non c’è nulla di peggiore della chiusura mentale. Ho mangiato gelati durante le lezioni, suggerito durante le interrogazioni, fatto indigestione di sfogliatine al cioccolato all’intervallo, pianto nei bagni, fumato nei bagni, fatto un test di gravidanza nei bagni. Ho scritto pagine e pagine di stronzate durante le lezioni, ho disegnato la casa in cui saremmo dovuti andare ad abitare, ho litigato, perso una lente a contatto sulla cattedra dopo un’interrogazione di inglese, ho pianto per un 7 e mezzo in inglese, ho assistito una ragazza che stava male nei bagni e mi sono spaventata tantissimo, ho esultato quando ero stata presa per un concorso di traduzione dal greco al latino e non ci sono andata. Ho amato alla follia la filosofia e l’epica, la letteratura e l’inglese. Ho amato e basta.
Ho amato tutti i giorni per tre anni, ogni giorno. Ho studiato come una pazza per la maturità, ho studiato e fatto studiare, ho passato pomeriggi interi al parco a guardare il cielo e a sperare che non finisse mai. Ho desiderato di uccidere una persona che chiamavo “amica”, ho desiderato di non doverla vedere ogni giorno sugli scalini di quell’edificio bianco. Ho sperato nel futuro e nell’università. Anche quando mi affacciavo alla finestra desiderando che il liceo finisse in fretta, che quell’agonia finisse in fretta.
Ho scoperto di non sapere assolutamente chi fossi, né cosa volessi dalla vita. Ho festeggiato la fine dell’anno lanciando uova e farina e gavettoni. Sono scivolata e caduta nei giardini di fronte alla scuola. Avevo un uovo sulla testa e sono salita sul tram mezza fradicia. Ho atteso i voti della maturità mentre ero in montagna in quell’ultima vacanza, e sono arrivati con quel messaggio, una mattina. “A. 100, T. 76, J. non è passato”. Ho riso e pianto e ho capito che ero abbastanza adulta per dare un taglio a tutto quanto. “Maturità”, la chiamano. Non era affatto vero, non ero affatto matura.
Non ho studiato per il test di medicina perché volevo dimostrare a tutti di essere insicura come mi vedevano; di non esser fatta per sgomitare, per essere competitiva, per essere ambiziosa. Volevo dimostrare di essere semplicemente quello che tutti vedevano di me: una persona buona, affidabile, empatica. Ho deciso di fare psicologia perché volevo capire perché un borderline mi avesse rovinato la vita e perché non riuscissi a smettere di amarlo. Ho fatto psicologia perché volevo capire perché fossi così ossessionata dall’idea di perdere le persone, e perché certe persone decidessero di farla finita un giorno d’estate.
Ho passato il primo anno di psicologia convinta di voler fare neuroscienze, convinta nella mia ignoranza di poter scoprire correlati neurali delle emozioni. Peccato che ci avessero pensato in tanti molto tempo prima di me. Ho passato il primo anno di psicologia difendendomi dal genere femminile e da chiunque mi dimostrasse attaccamento. Ho preso 30 al primo esame della mia carriera universitaria.Ho dato l’esame di matematica quattro volte, nell’ultima ho preso 28 e mi sentivo dio in terra. Ho preso una lode solo all’ultimo anno. Ho avuto bisogno della mia copertina di Linus assolutamente di genere xy. Ho preferito auto isolarmi per il quieto vivere per non perdere ciò che avevo raggiunto. Forse non ho lottato abbastanza in quegli anni, ho recuperato con il tempo. Ho scoperto che persone che credevo opposte a me in realtà erano le più sincere, erano quelle che mi facevano sentire meglio. Erano quelle che mi capivano di più. Ho scoperto forse tardi persone con cui avrei potuto condividere molto, se solo non fossi stata occupata ad odiare il mondo durante il triennio. Ho scoperto che avevo bisogno di andarmene per capire chi fossi, e mi sono ritrovata tra montagne e spezie e polvere. Ho ritrovato un amico che stavo per perdere, ho riscoperto un’amica che è stata fondamentale. Ho fatto tirocinio in camice bianco, rischiando lo svenimento per il caldo ogni mattina durante il giro dei pazienti, discutendo di tutto e di più mentre si aspettava che la relatrice della tesi si palesasse. All’ultimo esame di Psicologia sociale, l’ultimo del triennio, sono uscita dall’aula trionfante e mi hanno fatta volteggiare in aria. E poi mi sono nascosta dietro alla colonna per piangere. Ho preso 110 senza la lode, insieme al mio migliore amico. Per un attimo ho pensato di prendermi la laurea anche in fisioterapia o logopedia. Ho fatto aperitivi da tornare a casa senza riuscire ad infilare le chiavi di casa. Ho viaggiato, ho preso treni e aerei, storte e sbandate.
Ho deciso di fare clinica pur sapendo di non trovare lavoro alla fine. Ho deciso di fare psicologia della salute, poi di fare psicoterapia cognitivo comportamentale per l’insonnia, poi di studiare i disturbi di personalità. Ho deciso di fare la tesi sui borderline, poi sugli attacchi di panico. Ho preso decisioni, pianto nei bagni, riso nei bagni, pianto in classe, pianto durante i T-groups, riso mentre fumavo sigarette, preso a calci la macchinetta del caffè. Mi sono seduta nello stesso posto per cinque anni. Ho sentito la mancanza di alcune persone, ho continuato ad ignorare il nome di altre. Ho sprecato tempo durante lezioni inutili. Ho deciso di indirizzarmi verso la psicopatologia dell’età evolutiva. Mi sono sentita stanca, frustrata, impotente, dopo ore spese senza risultato per la tesi. Ho esultato quando mi hanno detto “queste potrebbero essere la analisi della tua tesi” (ovviamente non era vero). Ho sognato i tre anni di dottorato, ho valutato pro e contro, ho il terrore di quello che succederà tra un mese.
Non scrivo più perché lo schermo si appannerebbe d’un tratto, come ora.
Perché manca davvero un mese alla fine di tutto questo.
E io non sarò più quello che mi sono sentita per una vita.
Studentessa.
Sarò me stessa, senza etichette.
E io non lo so, chi sono.
In parte sono quella con l’inchiostro sulle mani, quella che diventa miope perché legge di notte, quella che piange e ride nei bagni, quella che fa sempre il suo dovere, che fa di tutto perché le venga detto che è stata brava.
Ma non ho più 6 anni, ne ho quasi 24.
E io non lo so, chi sono.
Si chiude qui, quello che sono stata.
Si apre qui, quello che sarò.
Ma qualunque cosa io sarò, voglio esserlo con te.
E adesso datemi dei potenti stabilizzatori dell’umore.
Perché non credo che scriverò più, qui.
Perché ho già detto tutto, o forse non ho detto niente, ma credo di dover chiudere qui.
Perchè è tutta scritta, la mia vita, da quando avevo sei anni. E rimarrà sempre scritta. E tutto ciò che ho amato, odiato, vissuto, cancellato o cercato di cancellare è stato scritto.
C’è chi mi legge dal 2004, chi mi legge da sempre, chi mi legge nel pensiero.
A tutti voi, grazie.
Per essere passati, per non aver detto niente, per aver detto tutto.
Di questi cinque anni di parole al vento mi rimane l’Oceano Mare.
E il resto è vita.
Scritta o non scritta, da qualche parte rimarrà comunque.
E se non riuscissi a smettere di scrivere, non chiamatemi incoerente.
E' da cinque anni che dico "ora chiudo qui". Ma non l'ho mai detto più seriamente di oggi.
Io devo preoccuparmi per le minime stronzate.
DEVO.
Ho bisogno di rimuginare sul senso di colpa perchè rimango SOLO 5 giorni su 5 in università per la tesi.
Ho bisogno di rimuginare sulla tesi e sul fatto che debba essere perfetta nei minimi dettagli.
Ho bisogno di rimuginare sugli esami per cui non ho tempo per studiare.
Ho bisogno di rimuginare su ciò che è andato storto, da una striscia blu sulla macchina a mia madre che mi sveglia alle 7 del mattino dicendomi "vedi, non sei grassa perchè mangi tanto, perchè tu mangi poco, però trattieni liquidi".
Ho bisogno di preoccuparmi e farmi venire la colite, l'ulcera, eritemi vari, nonchè divorarmi le unghie e la pelle, perchè se non mi preoccupassi tutto perderebbe senso.
E non farei più nulla.
Manderei a fanculo tutti.
Prof, madre, chiunque mi chieda "dove sei finita?" quando non ho neanche il tempo per mettermi sul quel fottutissimo tapis roulant per sentirmi meno in colpa.
Non farei più nulla.
Perchè tutte le cose per cui mi preoccupo NON MI INTERESSANO.
Non me ne frega nulla nè degli esami, nè della tesi, nè di altro.
E se una cosa non mi interessa non la faccio.
Perchè non ha senso.
Nulla di quello che faccio ha senso, per me.
Se "tanto poi...".
Quel "Tanto poi..." che mi perseguita da quando sono nata.
Che mi farebbe alzare nel bel mezzo della lezione mentre si parla di Pichon Riviere, perchè non è importante, perchè nella vita non mi servirà mai Pichon Riviere, perchè sto sprecando quattro ore del mio tempo in cui potrei vivere davvero, e dimenticarmi che non vivrò per sempre.
E m'incazzo come una iena.
Sono perennemente incazzata, per questo.
And you're the only one who can stop the time, and THATS the only thing that really matters.
4 months ago.
A quest'ora discutevamo di filosofia davanti a un mojito e un negroni.
Non mangiavamo niente.
Scivolavamo sulla neve in una piazza deserta.
Fumavamo infinite sigarette davanti a Kurt.
E poi me l'hai detto, o forse te l'ho detto io, o forse l'abbiamo detto insieme. Poco importa.
"E' bellissimo".
"E' l'Oceano mare".
A lovestruck romeo sings a streetsus serenade
Laying everybody low with me a lovesong that he made
Finds a convenient streetlight steps out of the shade
Says something like you and me babe how about it ?
Juliet says hey its romeo you nearly gimme a heart attack
Hes underneath the window shes singing hey la my boyfriends back
You shouldnt come around here singing up at people like that
Anyway what you gonna do about it ?
Juliet the dice were loaded from the start
And I bet and you exploded in my heart
And I forget the movie song
When you wanna realise it was just that the time was wrong juliet ?
Come up on differents streets they both were streets of shame
Both dirty both mean yes and the dream was just the same
And I dreamed your dream for you and your dream is real
How can you look at me as if I was just another one of your deals ?
Where you can fall for chains of silver you can fall for chains of gold
You can fall for pretty strangers and the promises they hold
You promised me everything you promised me think and thin
Now you just says oh romeo yeah you know I used to have a scene with him
Juliet when we made love you used to cry
You said I love you like the stars above Ill love you till I die
Theres a place for us you know the movie song
When you gonna realise it was just that the time was wrong juliet ?
I cant do the talk like they talk on tv
And I cant do a love song like the way its meant to be
I cant do everything but Id do anything for you
I cant do anything except be in love with you
And all I do is miss you and the way we used to be
All do is keep the beat and bad company
All I do is kiss you through the bars of a rhyme
Julie Id do the stars with you any time
Juliet when we made love you used to cry
You said I love you like the stars above Ill love you till I die
Theres a place for us you know the movie song
When you gonna realise it was just that the time was wrong juliet ?
A lovestruck romeo sings a streetsus serenade
Laying everybody low with me a lovesong that he made
Finds a convenient streetlight steps out of the shade
Says something like you and me babe how about it ?
16.12.08. Un'ora improbabile notturna.
"A cosa pensi?"
"Da te, una domanda simile, non posso accettarla".
" :) "
"Penso che l'unica sensazione coerente che ho sia la paura, ecco cosa penso. Per te, per me, per tutto."
"Io penso che questa sia una delle cose più belle che mi abbiano mai detto".
"Se così davvero fosse, mi dispiace per te."
"Non te la caverai con l'ironia stavolta".
Passare da questo alle conversazioni in stato maniacale sotto l'effetto di invisibili sostanze stupefacenti che provocano attacchi di riso e fughe del pensiero porta ad una conseguente riflessione:
now that we're here, it's so far away all the struggle we thought was in vain.
E la prossima volta -l'ennesima- in cui ci verranno dubbi su che cosa sia basato realmente tutto questo, io proporrei un tuffo nelle tre cartelle di cronologia infinita di msn.
Perchè si trovano cose da rimanerci secchi.
"Dimmi "ti odio", che è meglio di "ti voglio bene". "Ti voglio bene" sa di stronzata colossale."
And if I could turn back time, I would do everything exactly in the same way.
E' che tutto in questa stanza parla di me.
Pezzi di passato ovunque, visibili o nascosti, strappati o sottovetro.
E guardi con me quelle pagine bianche di cui ti parlavo, quel libro che non ho mai scritto.
Il biglietto del mio primo concerto dei Muse.
Il mio lupo della steppa in cui le pagine sono ancora segnate dopo cinque anni.
[Tu non giudichi, non l'hai mai fatto. Tu sai comprendere.]
Questo muro, queste quattro mura, mi danno continuità.
Mi danno senso.
Quello che ero.
Il mio mondo.
Mi fa sentire minuscola, stare sotto quel muro di ricordi.
Con i miei errori sbandierati a colori, persone che mancano e non torneranno più, i miei capelli diversi, il sorriso a volte forzato, a volte troppo sincero.
E quel mare ovunque, tra i buddha d'oro dietro cui si nascondono parole dimenticate e Parigi che cambia forma e colore con la luce.
Ogni piccolo pezzo definisce quella che sono.
A human mess.
And I'm not easy to cope with, I know.
What you do is kind of heroic.
Cause I felt torn into those little pieces, and you collected them all, and pulled them together.
And you see me.
All me.
And that's something I reserve to brave ones.
..and I will sleep.
Essere isterica kernberghiana offre numerosi vantaggi e altrettanto numerosi svantaggi.
Poichè il nucleo centrale della personalità isterica è il conflitto tra bisogno di amore e paura della dipendenza, si può derivare la mia assoluta incapacità di evitare ruminazioni mentali pre-addormentamento (avvolta nella sciarpa che funge da oggetto transizionale- no, la capacità di attesa e sostituzione non è mai stata il mio forte).
Il tacchino induttivista che scorrazza beccando qua e là tra le mie connessioni sinaptiche mi porta ancora una volta nel limbo più oscuro.
La questione del "troppo ma equilibrato", che pare incoerente ma non lo è, potrebbe risolvere il tutto. Perchè in fondo lo è, "troppo ma equilibrato".
E il "troppo ma equilibrato" permette una vita sana.
Ma il tacchino induttivista che teme il rigetto della dipendenza frena il pensiero sulla trasmissione genetica degli occhi azzurri e se ne va a dormire.
Sperando che il "troppo ma equilibrato" non finisca mai.
Perchè onestamente il tacchino non ha la forza per perdere di nuovo.
Brutta questione, la paura delle cose troppo belle.
"Ma allora sei convinta?"
"Sì".
"Davvero?"
"Sì."
"Ti è passato lo scazzo esistenziale?"
"Credo di sì".
"E sei felice?"
"Tantissimo".
Conversazioni tra xx nei cessi turrensi.
Quello che colpisce è che per la seconda volta in vita mia non si tratta di un'opera di autoconvincimento.
Nel senso che per anni mi sono forzata ad entrare nel costrutto felicità ed era come infilare nel bagaglio a mano concesso dalla Ryanair un elefante.
Poco fattibile.
Quando mi si chiedeva, mesi fa, "Che razza di persona vuoi diventare?", le due opzioni mi parevano decisamente opposte l'una all'altra e senza possibilità di fuga.
In realtà ho capito che razza di persona voglio diventare.
Quella che sono ora.
Anche con il mio capello bianco.
Cause if you're here, I'm not scared of it.
Dovrebbe esserci il sole.
E invece c'è tanta acqua, che si infila dappertutto e non dà tregua.
C'è la canasta da imparare. E il poker cinese. Il tabacco da rollare. Le cipolle da affettare. Resti di città romane. Fango che non va via dalle scarpe. Rocce a picco sul mare. Vento che scompiglia i capelli e strappa un sorriso. Terrazze sul porto. Psico-cozze. Cappesante inesistenti. Corse sulla spiaggia. Cactus giganti. Quattro mura bianche e azzurre.
E poi, il mare.
Quel mare che ti entra negli occhi e lava via tutto.
I mesi passati, i giorni passati. La rabbia e la frustrazione, la stanchezza e l'incertezza.
Lava via anche porte sbattute e lacrime nel cuore della notte.
E porta la quiete dopo la tempesta.
E l'aria di mare fa bene.
Eccome, se fa bene.
[can we just stay lost in this moment for all the rest of time?]
Dopo aver perso 5 ore inutilmente ad analizzare dati e creare tabelle di chi-square, mi sembra che sia giunta l'ora di chiudere la valigia e lasciare questa Milano maledetta e tutti i suoi abitanti.
Adieu.
Io vado ad illudermi che questo sia un mondo meraviglioso.
E le cose non farebbero male, ma si avvicinerebbero portate dalla corrente, si potrebbe prima sfiorarle e poi toccarle e solo alla fine farsi toccare. Farsi ferire, anche. Morirne. Non importa. Ma tutto sarebbe, finalmente, umano. Basterebbe la fantasia di qualcuno - un padre, un amore, qualcuno. Lui saprebbe inventarla una strada, qui, in mezzo a questo silenzio, in questa terra che non vuole parlare. Strada clemente, e bella. Una strada da qui al mare."
E' passato troppo tempo, dall'ultima volta che ho visto il mare.
Il punto è che certe cose non dovrebbero succedere.
Mi ergo a paladina della giustizia, da sempre.
I giochetti squallidi mi fanno venire la nausea.
Procediamo con la vestizione della guerriera.
Ringraziamo tutti il 2004, per avermi resa ciò che sono ora.
Una che avrebbe voglia di spaccare teste con la mannaia.
Una che è talmente spaventata dalla sua stessa rabbia che se ne vuole liberare.
In ogni modo.
Ma forse è il mondo che gira davvero così.
Forse è davvero normale.
Gli scrupoli, questi sconosciuti.
E' che il mondo mi fa vomitare.
E' che si fa così fatica a viverci dentro.
A credere di essere migliori di loro.
A credere di essere dalla parte della ragione.
A cercare di passare una fottutissima notte senza che il mondo rovini tutto.
E sono così stanca di dover far male, così stanca di dover farla uscire da ogni poro, quella rabbia.
E così, di rabbia, è sbagliato.
What time is it?
I don't wanna know.
Ma placarmi è così semplice in fondo, perchè come tutti i bambini posso solo comportarmi da bambina.
E dire che ho bisogno.
Di rallentare i battiti, fermare le lacrime, respirare di nuovo.
Con calma.
Fix me, please.
E' che "i vizi bisogna saperli coltivare"
il punto è che io non ho il concetto del limite, nonostante fosse l'argomento della mia tesina di maturità.
Per me, "basta" non esiste.
Guardo il pacchetto con l'ultima sigaretta rimasta. Ne ho offerte tre oggi. Le ho comprate stamattina. E' l'1.20. Il pacchetto è vuoto.
Essendo geneticamente portata a morirne non è un bell'affare.
Voglio dire, ci sono vizi più salutari.
Come l'alcol.
Allora ci spostiamo sull'alcol.
Il primo mojito è d'obbligo, agli aperitivi si beve necessariamente.
Scivola giù che è un piacere, toglie la stanchezza mentale, toglie la stanchezza fisica, toglie la cattiveria, toglie le stronzate che ho dovuto sentire, le lacrime che ho visto piangere, i pugni che ho stretto tra le mani per calmare, perchè non fossero diretti a porte o muri.
[Toglie la mia voglia di uccidere chi ha provocato tutto questo, e mi sento quasi in colpa. IO. MI. SENTO. IN. COLPA. E io ci sono pure passata. Conosco la sensazione di spaccare porte e vetri, conosco il conato di vomito quando la persona che continui ad amare sta con chi non dovrebbe stare.
Tutto questo letto all'interno di una sorta di codice morale relazionale d'onore che abbiamo solo io e Winnie the Pooh.]
Cambia lo scenario.
Situazione sociale allargata.
Il secondo mojito potrebbe essere avvelenato, non lo è. Ma è forte da rimanerci secchi.
I tre chupiti sono per compagnia. Perchè non so dire di no.
Parlo di università, carriere lavorative, mitologia indiana, viaggi e animali scuoiati per le pellicce.
Il tutto biascicando un pò, ma mantenendo una dignitosa parvenza di sobrietà.
Che crolla, ovviamente, appena posso togliere la maschera, per quei pochi secondi in cui non devo necessariamente fingere.
Voglio dire, ci sono vizi più salutari.
Ma mischiare cattiveria a fiumi, alcol, sigarette comporta un necessario spegnimento automatico del cervello in modalità off.
E quando dico off, è davvero off.
I limiti e blablabla.
Che cazzo vuol dire limite?
E poi, scegliere da ubriaca marcia non è propriamente una "scelta".
Ci penseremo domani.
Quando mia madre alzerà le tapparelle alle 8 del mattino, guarderà la mia faccia affondata nel cuscino e la mia totale immobilità muscolare e riabbasserà le tapparelle.
"Ti sei mangiata Hitler a colazione?"
Non solo. Anche Stalin, Mao e Bin Laden.
Può essere dannatamente difficile, con quel liquore che brucia in gola e mischia rhum e cioccolato, mentre tra cerchi di fumo perdo contro il tuo full, io, con il mio tris di donne.
Due volte.
E getterei all'aria quelle carte.
...and how to cope with despair
knowing there's no time for us
nor for our anger to be shared.
Ancora prima che imparassimo a riconoscere le nostre voci tu sapevi cogliere ogni sfumatura nella mia.
Non si può mentire con te.
Non si può fingere di lanciare sassi, ritrarre mani.
Perchè niente passa inosservato.
E quel "niente" suona così falso, così idiota.
Non saper dar voce alla sofferenza mi fa venir voglia di spaccare i muri.
Dovrei spaccare i muri.
Piangere, fare qualcosa.
Dire UNA cazzo di parola in due ore di silenzio.
I'm stuck in a moment and I can't get out of it.
E io non merito questo.
Non merito silenzio e comprensione.
Merito una mazza ferrata tra capo e collo.
Merito un salto alla palazzina X.
"tutte le cose belle fanno sempre male"
Ma io non voglio, non posso fartene.
Ti faccio male da sempre.
Dovrebbe essere tutto più semplice, noi dovremmo essere più semplici, noi dovremmo essere come gli altri. Quelli che non passano due ore in silenzio a cercare di strapparsi una parola, a cercare di spezzare la maledizione che è calata sulle loro teste, che non fa parlare e non fa piangere e non fa urlare.
E mi verrebbe voglia di aprire una di quelle bottiglie e scolarmela d'un fiato, chè mi esca l'alcol perfino dagli occhi. Ma se devo distruggermi per non sentirmi di ghiaccio, almeno distruggiamoci insieme.
Perchè non puoi togliermi la tristezza nè la rabbia, ma possiamo perlomeno riempire questo silenzio pesante delle parole che non dico, che non so neppure io.
Perchè è difficile pensare di essere una persona degna di te.
Stanotte è veramente, veramente difficile.
[I'm not denying
We're flying above it all]
Isn't it incoherent, to make war and peace in the same way?
Being normal isn't something you can actually choose.
The restless heart, the Promised Land
A subtle kiss that no one sees;
A broken wrist and a big trapeze
Oh well I don't mind, if you don't mind
'Cause I don't shine if you don't shine
Before you go, can you read my mind?
It’s funny how you just break down
Waitin' on some sign
I pull up to the front of your driveway
With magic soakin' my spine
Can you read my mind?
Can you read my mind?
Just steal me the ability to THINK.
Please.
Cause everything in my world is going wrong.
Che io avessi qualcosa di profondamente inquietante nel cervello, è un dato di fatto.
Da sempre.
My passive aggressiveness can be devastating blablabla.
Same old story.
La mia modalità "guardo le cose come se le guardassi da uno schermo e non riesco a provare/dire niente" è il mio meccanismo di difesa preferito.
Da sempre. Ed è pure automatico, non faccio neanche apposta.
"I'm yelling at you and I want you to get angry, but you've got no reaction"
Quante volte l'ho sentita? Una dieci cento mille volte?
E allora questa modalità-schermo autoprotettiva nei confronti della sofferenza altrui e mia non è molto adattiva.
Io non ho mezzi dialettici per far pace.
Ad un certo punto esaurisco le risorse verbali.
Alcuni la chiamerebbero resistenza al trattamento.
Io, la chiamo "essere una stronza passivo aggressiva con momenti di blackout emotivo incapace di stare al mondo e che pare nata per far soffrire le persone come cani".
E' che sono così stanca.
Così fottutamente stanca.
Perchè il contesto mi sommerge e io sono sott'acqua.
Al pelo dell'acqua.
In apnea.
E io non ci so stare in apnea.
I need to breath.
Help me breath.
Cause we don't have to kill each other every time.
"I just feel that time is always running out."
The problem is, IT IS running out.
It goes by every minute, every hour, every day.
And it scares me to death.
And you know it.
Ci sono luoghi che bisogna necessariamente condividere.
Laghi che mettono malinconia, panorami che non se ne vanno, angoli di giardino in cui hai montato tende/appiccato fuochi/giocato agli indiani, portici in cui hai mosso i primi passi, scalinate di pietra che una volta salivi correndo -ora hai il fiato corto dopo tre gradini-, suoni di campane che conosci a memoria, e quella luce in mansarda che è sole che entra da ogni fessura.
"Vieni via con me".
And you've always been there, even when I didn't know you.
And I'm wondering what you're dreaming
Wondering if it's me you're seeing.
[Devo smettere di fumare.
Devo smettere di mangiare.
Devo smettere.
Non è masochismo, è mancanza di forza di volontà.
Al discontrollo degli impulsi seguono numerose lacrime da coccodrillo.
I'm throwing my health under the bridge.
Could anyone fix my hypotalamus?]
Nego spudoratamente che qualcosa non quadri.
Perchè è più semplice fingere che, siccome qualcosa riempie la vita, la vita sia effettivamente piena.
Fingere che non faccia male l'indifferenza.
O semplicemente la mancanza di feedback semi-empatici.
Fingere di poter continuare così perchè in fondo "crescendo le amicizie vanno sempre un pò a puttane". Per un motivo o per l'altro.
C'est la vie.
E va bene così.
E invece non va bene un cazzo.
Non va bene non poter alzare il telefono come avrei fatto un paio d'anni fa.
Per raccontare qualcosa che potrebbe essere ascoltata solo da una, due persone.
Non va bene che persone che reputo più vicine siano effettivamente lontane, e viceversa.
Non va bene fare e disfare castelli da sola. Perchè faccio tutto da me.
Idealizzo, forse. Ho idealizzato.
Colpa mia, in parte.
L'autoisolamento deriva dalla consapevolezza (o almeno dalla credenza) che in fondo importi solo a me.
Perchè solo io mi accorgo che c'è qualcosa che non va.
Solo io sono sul pavimento in lacrime.
Tutto tranquillo?
Tutto tranquillo.
[And the fact that you've always been almost the only one asking me how I was doesn't mean you have to be my emotional punching ball every time. You don't deserve it, this is not your role. It shoudn't be. You shouldn't be everything. But you are.]
Miele-menta-maracuja-lime-cachaca-mandarini cinesi.
x2.
Poichè la mia resistenza alcolica non è più quella di un hooligan ma è tornata ad essere quella di una quattordicenne astemia, fatico a sentirmi completamente lucida.
In mezzo ai motorini e a giubotti neri che bevono e ridono.
Mi specchio, ho un occhio che inizia a cadere.
"Perfetto".
Non sono neanche incazzata.
Sono frustrata.
Impotente.
Più di così non posso fare.
E già mi costa fatica.
Fare buon viso a cattivo gioco, quando non vorrei neppure che fosse così cattivo.
[non vorrei dover dire l'affocoannaviglio.]
Vorrei solo che fosse un gioco.
Bilateralmente parlando.
Ma la mia parte di colpa è al 40%.
Ma di tutto questo non me ne importa nulla.
Non fa nemmeno freddo.
Il Naviglio non odora nemmeno tanto di marcio e l'acqua è pure bassa.
Non me ne importerebbe nulla, se non fosse per quello che fa a noi.
Non me ne importerebbe nulla, se non fosse che tu ora sei contro il muro e non mi guardi negli occhi.
E allora sì che m'incazzo.
Ma il punto non è neppure questo.
Il punto è che alcol e rabbia non mi fanno bene.
Non se crollo dopo cinque minuti mentre il cellulare si perde, acceso, da qualche parte nel letto.
Sola, appunto.
And THAT is really, really unfair.
Un pigiama rosa, occhi grandi e scuri "quasi viola", una sola parola urlata per 15 minuti senza sosta.
Pranzi e Natali e mille parenti, montagne di dolci, vino.
E poi c'è lei, forse nemmeno vent'anni, parla nell'orecchio a mia madre, ridono, fumano.
Dietro a frange e caschetti neri anni 80.
[Si può mandare avanti di qualche secondo se fa male, si può mandare solo avanti.]
E poi rincorrersi e prendersi a secchiate d'acqua al mare.
Un bambolotto dagli occhi azzurri fa i primi passi nonostante i miei tentativi di atterrarlo, gelosa.
Io e mia sorella ci esibiamo nel repertorio disney classico. Ridiamo come pazze.
E loro.
Loro, alti e magri e giovani. Giovanissimi.
Sorrido.
Sono sempre più come "loro".
Sono sempre meno "me".
Quella me impazzita per la sua prima Barbie.
E tra dolcetti e cani e pezzi di mare e "swou" e canzoni d'addio mi batte fortissimo il cuore.
No, non ero decisamente come gli altri.
E' che avevo troppa fantasia.
E nessuno era capace di capirmi davvero.
That's why I've always been alone in the crowd.
Until you finally came.
And I was just waiting for you.
[What took you so long?]
I've spent my whole life searching for someone who would have known me better than myself.
I found what I was looking for.
I don't feel alone in the crowd anymore.
Giro, come una trottola.
Non ci si può fermare.
Ho il dovere di farmi in quattro per la tesi.
Ho il dovere di girare per Milano tutto il giorno.
Ho il dovere di mettere a posto questioni che lasciano in bocca l'amaro, o più semplicemente che fanno scattare la leonessa.
Ho il dovere di rimanere a casa mia almeno una sera alla settimana.
Ho il dovere di presenziare a lezioni per cui una moka intera non farebbe effetto.
Ho il dovere di leggere 40 pagine di survival analysis entro domani mattina (a partire da ora).
Ho il dovere di non replicare quando mi viene cambiata la tesi dopo che per due mesi ho lavorato su altro.
Ho il dovere di farmi una maledetta doccia mentre vorrei solo buttarmi sul letto e chiudere gli occhi sperando che le 7 del mattino arrivino molto, molto tardi.
Ci provo, a gestire tutto.
Ma non ci riesco.
Siete troppi e volete tutti troppo da me.
E il mio cervello non riesce a gestire tutto e tutti contemporaneamente.
Una cosa alla volta.
Un problema alla volta.
La doccia.
La survival analysis.
Nella prossima ora.
Ho però il diritto di poter cambiare le sorti di questa crappy day in un secondo.
Con liquore al cioccolato a 18 gradi on the rocks.
"E' un bel modo di alcolizzarsi".
Niente a che vedere con gli aperitivi sociali, insomma.
Ho il diritto di chiudere il mondo urlante fuori.
Il diritto di staccare la spina.
Fammi.esistere.oltre.al.contesto.
Cause you're a kind of magician.
You steal my thoughts, you steal my anger, you steal my frustration.
And you turn a crappy day into another day to bless.
Ho già ascoltato questa vecchissima cassetta in macchina.
Ho già sbriciolato dappertutto offrendoti mille cose mentre guidi.
Ho già battezzato questa stanza dalle pareti rosa, ringraziando chiunque-lassù perchè è stanza fumatori.
Ho già percorso le vie di questa città illuminata dalle piazze gremite di gente.
Ho già ascoltato i nostri passi nel silenzio di vie deserte e buie e meravigliose.
Ho già ammirato l'Arena attraverso le fronde degli alberi, tra i cerchi di fumo.
Ho già sofferto il freddo su quella panchina, mi sono già sporcata le dita di cioccolata calda.
Ho già salutato la luna mentre fumiamo la nostra ultima sigaretta dedicata alla notte.
Ho già cercato la tua mano nel sonno, per accertarmi di essere sveglia e per svegliarti.
Ho già visto il riflesso sulle bottiglie di vino allineate, mentre l'occhio crolla dopo gli spritz a 2.50euro.
Ho già guardato quella vetrina di arredamento moderno e mi hai già rubato il pensiero.
Ho già salito mille gradini per osservare la città dall'alto in mezzo al verde.
Ho già appallottolato i nostri golf in un sacchetto da clochard.
Ho già pianto per un libro di poesie (David sarà contento di quest'altra Margaret).
Ho già percorso quei ponti sopra il fiume verde, sotto un sole che pare d'estate.
Ho già stretto la tua mano ogni volta che vedevo un piccione sulla mia traiettoria.
Ho già riso senza fermarmi per la stanchezza e la follia e l'imbarazzo (they may call it happiness).
Ho già discusso dell'educazione dei bambini a tavola, mentre aspetto di pranzare e divento nevrastenica e mi mangerei i bambini e le gambe dei tavoli.
Ho già visto il sole morire di fronte a noi sull'autostrada che riporta a casa.
Ho già fatto tutto questo, perchè io ti conosco da sempre.
Or so it seems.
"Metti un televisore in camera, se no tra un pò mi sa che verrete qui per farvi ricamare i bavaglini. Che questo qui mi pare un pò bischero.".
(Domenica mattina, un negoziante mentre mi regala un segnalibro ricamato con il mio nome).
(No, non credo di aver mai riso così tanto in vita mia).
Yo no necesito tiempo
para saber cómo eres:
conocerse es el relámpago.
¿Quién te va a ti a conocer
en lo que callas, o en esas
palabras con que lo callas?
El que te busque en la vida
que estás viviendo, no sabe
mas que alusiones de ti,
pretextos donde te escondes.
Ir siguiéndote hacia atrás
en lo que tú has hecho, antes,
sumar acción con sonrisa,
años con nombres, será
ir perdiéndote. Yo no.
Te conocí en la tormenta.
Te conocí, repentina,
en ese desgarramiento
brutal de tiniebla y luz,
donde se revela el fondo
que escapa al día y la noche.
Te vi, me has visto, y ahora,
desnuda ya del equívoco,
de la historia, del pasado,
tú, amazona en la centella,
palpitante de recién
llegada sin esperarte,
eres tan antigua mía,
te conozco tan de tiempo,
que en tu amor cierro los ojos,
y camino sin errar,
a ciegas, sin pedir nada
a esa luz lenta y segura
con que se conocen letras
y formas y se echan cuentas
y se cree que se ve
quién eres tú, mi invisible.
E' tardi, e non m'importa molto dei rettili e degli occhi laterali degli squali.
Fumo, nervosamente, troppo. Non dovrei. Non potrei. Non ci riesco, a smettere.
Ho un sorriso stanco, di circostanza.
E' giusto, che sia tardi. E' solo che devo imparare a rispettare il tempo.
Anche quando il tempo sembra sprecato.
Anche quando di tempo non ce n'è.
E per tutte le parole dure, per tutti i silenzi di rancore, per tutta la stanchezza, per tutta la rabbia, per il vino cattivo, per quello che non si cancella e che nego con abilità, per le troppe sigarette che mi uccideranno (lo so), per quel cielo grigio e quel freddo (di nuovo),
I got stuck in a moment.
Persa -bloccata- nel dubbio amletico che non è così banale, nel bivio che in fondo è solo "andare o restare".
Ma tu sai scegliere anche per me quando io non so farlo.
Quando nemmeno io so dire il perchè della sofferenza del mio volto che cambia , costantemente, da non riuscire a capirne il senso.
E' che forse un senso non c'è.
E allora voglio la tua rabbia, ti regalo la mia tristezza.
Così che il tempo si fermi.
Oh well, it IS hell.
And I've got the devil inside.
E vaffanculo se ora è decisamente tardi.
Tengo miedo a perder la maravilla
de tus ojos de estatua y el acento
que me pone de noche en la mejilla
la solitaria rosa de tu aliento.
Tengo pena de ser en esta orilla
tronco sin ramas, y lo que más siento
es no tener la flor, pulpa o arcilla,
para el gusano de mi sufrimiento.
Si tú eres el tesoro oculto mío,
si eres mi cruz y mi dolor mojado,
si soy el perro de tu señorío.
No me dejes perder lo que he ganado
y decora las aguas de tu río
con hojas de mi Otoño enajenado.
E' un traguardo, per le persone come me, riuscire a non pensare a niente.
Non penso all'ora, non penso che lunedì dovrò iniziare a lavorare seriamente sulla tesi, non penso alla macchina con cui bisognerà partire venerdì, non penso alle uscite sociali da organizzare nè al fatto che la mia migliore amica non mi risponda da giorni, non penso ai 3 kg che ho preso in due mesi, non penso alla stanchezza, non penso al fegato che mi fa male quando corro.
Non penso a niente.
Non penso.
Sento.
E' diverso.
[E verrà il giorno in cui non sarà ora di tornare a casa.]
[And every dream (every) is just a dream after all]
E' un traguardo, per le persone come me, riuscire a non pensare a niente.
Non penso all'ora, non penso che lunedì dovrò iniziare a lavorare seriamente sulla tesi, non penso alla macchina con cui bisognerà partire venerdì, non penso alle uscite sociali da organizzare nè al fatto che la mia migliore amica non mi risponda da giorni, non penso ai 3 kg che ho preso in due mesi, non penso alla stanchezza, non penso al fegato che mi fa male quando corro.
Non penso a niente.
Non penso.
Sento.
E' diverso.
[E verrà il giorno in cui non sarà ora di tornare a casa.]
[And every dream (every) is just a dream after all]
[Ore 7.00, rem sleep.
"Avete paura del cane?Se no lo lego."
Hanno paura (come tutti gli idioti che hanno paura dei cani solo perchè sono grossi).
Va bè, lo lego un attimo alla colonna del portico.
Si accascia a terra, non respira.
Panico. Ci sono le rose rampicanti attorno alla colonna, rovinano il guinzaglio.
Attacco una specie di palloncino Ambu, premo perchè arrivi aria.
Non funziona. Non respira.
L'ambu non c'è più, c'è una mascherina da aereosol.
Ci soffio io direttamente l'aria.
Non c'è nemmeno più il mio cane, non c'è nessuno.
Sto soffiando come una pazza l'aria in una mascherina che non è collegata a nulla.
And I wake up hyperventilating with tears in my eyes.]
Freudiani, datevi da fare.
[Ok, it's been a long long week.
Enough.
I really had enough.
Just close the world outside.]
[osservo ciò che rimane della cheratina sulle mie dita e penso che sia stata un'idea fantastica quella della ricostruzione. E' durata tanto eh. Ma soprattutto, l'onicofagia non è una dipendenza. Facile dire "Smetto quando voglio." "Smetto con la forza di volontà". Seee. Appena ti ricordi di quanta soddisfazione ci sia nel lieve dolore costante ritorni sui tuoi passi. E più ti guardi, più t'incazzi con te stessa, più divori.]
Passerà questa settimana prima o poi.
Arriverà domani e potrò liberare la mente dalla scissione introvabile di Marnie e l'identificazione proiettiva.
Arriverà domani e sarò meno stronza.
E meno nevrastenica.
Meno oppressa da cose inutili (Marnie mi pare piuttosto inutile, per dirne una).
E allora chissenefrega se "people walking" or "people watching".
Ma proprio chissenefrega.
Non ero abituata alla normalità, ovvero al mio essere nevrastenica.
Questo è il punto, l'eziopatogenesi della mia nevrastenia e insopportabilità.
Lancerei piatti se fossi il genere di persona, ma non ne avrei realmente motivo, dunque risulterebbe un gesto sconsiderato oltre che da pazza furiosa.
Non è il caso, dico io.
E non è nemmeno il caso di rendere punching ball emozionali altri esseri umani.
Se proprio dobbiamo ammazzarci, che almeno sia reciproco.
At least is funnier.
Ok, seriously?
The family mode-on was a bad idea.
I'm tired.
My brain is exploding.
My stomach is also exploding, by the way.
(I'm feeling a monster after two weeks of "eating like a sumo fighter").
(And yes, my self esteem went somewhere under the ground)
I need silence.
I need people to stop talking, or screaming, or whatever.
I need to stop worrying.
I need to stop eating, also.
I need time.
Time to stop.
Time without being tired, worried, annoying or whatever.
I don't give a damn about this graduation.
It doesn't make any sense.
Still, I'll have to decide about my future in a few months.
[Shoud I stay or shoud I go.]
And I don't wanna think about anything else other than our 48 hours.
"Would you feel better if I'd tell you all this?"
[I would.]
I need you to remind me that, somehow, I MAKE SENSE.
Such a pale light
Such a long night
Pick up that key
Don't drop your gaze in your coffee
Is it me?
Do I look beautiful in the half light?
It's been so long
Years have gone
Since I belonged
Hold me please
Stay with me
And I will sleep
I will go now
But I will be with you
Hold my gaze
Hold me inside you